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Gianni Cuperlo - Deputato XIX Legislatura - Camera dei Deputati - Gruppo PD
Candidato alla Segreteria del Partito Democratico
Primarie del 26 febbraio 2023
Introduzione

Introduzione

Piattaforma in progress per il congresso costituente di un nuovo PD

Promessa Democratica

Ci siamo messe e messi in cammino con una buona dose di umiltà, ma con una piccola ambizione: dare una mano a riaccendere una scintilla di affetto e stima verso questa comunità oggi acciaccata e circondata da chi la vorrebbe svuotare. Per noi, invece, il PD – un nuovo PD – rimane decisivo per il futuro della sinistra.

Ci siamo detti che quel nuovo PD non si può costruire restando chiusi nel proprio confine e vivendo il congresso come un derby in cui la gara tra i favoriti limita nei fatti un dibattito dove le iscritte, gli iscritti, i costituenti, siano i veri protagonisti.

A chi ci chiede il perché di questa nostra piattaforma visto che molto sembra già scritto, rispondiamo che nella vita come in politica il “Duomo” lo costruisce lo scalpellino, l’operaia come l’architetto. E in questi anni la sinistra ha già concesso troppo al leader solo e salvifico. Perché poi, serve un popolo che riprenda nelle mani il suo destino, a cui restituire un partito capace di riconoscere intelligenza e umanità. E allora, se non ora quando pretendere un confronto sincero su cosa non ha funzionato e su cosa scommettere adesso e per i prossimi anni?

Noi pensiamo che solamente così si incontrano e ricongiungono creatività e impegno.

Solo così si riscoprono linguaggi e lotte.

Solo così si selezionano proposte, si agisce e si coltiva un sogno.

Ecco, servissimo anche un poco a questo, ci sentiremmo più a posto con noi stesse e noi stessi.

Un modo questo anche per essere riconoscenti a chi prima di noi, nel PD e nella lunga storia della sinistra, delle culture progressiste, ci ha offerto pensieri lunghi e una dignità che sarebbe imperdonabile non trasmettere alle ragazze e ai ragazzi di ora.

Il tempo è poco, qualche settimana mentre in Lombardia e Lazio ci si batte per il buon governo di quelle regioni, ma non è mai tardi per fare di un tempo breve un tempo buono.

Promessa democratica

è fare democrazia. Farla in un mondo in fiamme, dolorante di guerre, dove proprio la democrazia è aggredita, ma resta l’unica speranza. Un mondo che vede la rivoluzione tecnologica e della scienza conduce a risultati mai immaginati e dove libertà, uguaglianza, solidarietà, vanno attrezzate per competere contro egoismi, sfruttamenti vergognosi di persone e ambiente, contro corruzioni e rabbie tristi. Per noi esserci vuol dire anche questo: l’indignazione contro le ingiustizie, il dovere di non adeguarsi, la passione di reagire perché una alternativa diventi possibile.

Promessa

è una bella parola, ma per la politica può risultare provocatoria per il divario tra dichiarazioni e comportamenti. Oggi questo è evidente per il governo di questa destra, ma qualche peccato lo abbiamo commesso anche noi. Scegliere questa parola da parte nostra vuol dire coinvolgere le persone da protagoniste di una ricostruzione di stima verso il Pd dal lavoro, dalla cultura, dalle generazioni più giovani.

Promessa democratica

alle donne perché mancano ancora i fatti. Perché la loro autonomia è la garanzia di tenuta della democrazia e dei diritti di ogni persona. Il femminismo non è una ricorrenza, ma la vita di ogni giorno per cambiare agenda e logiche del potere. Lo sguardo e i traguardi paritari allargano, includono, uniscono.

Promessa democratica

di dare valore alle ragazze e ai ragazzi del PD, dei movimenti e del volontariato, riconoscere i loro luoghi, programmi, canzoni, la loro libertà anche nella scelta delle loro e dei loro rappresentanti dentro segreterie e istituzioni.

Promessa democratica

di unire le generazioni e riconoscere ovunque a partire dalle RSA come tra noi, il valore dell’età che è memoria, esperienza e civiltà.

Promessa democratica

è fare opposizione a una destra che non rinuncia alla “fiamma”, che vorrebbe una rivincita sui principi di laicità, dialogo e diritti. Una destra che tenta di rileggere la storia sugli anni più bui e sulle conquiste di libertà e responsabilità delle donne. Un governo forte coi deboli da contrastare in Parlamento, nelle piazze, nell’incontro con associazioni, sindacati, cultura. Proponiamo la costruzione dal basso di “Comitati per l’Alternativa” perché l’opposizione non vivrà solo nelle istituzioni, ma dovrà percorrere il paese. Così è stato in altri passaggi di svolta, quelli più lontani della stagione dei consigli di fabbrica e di quartiere. Quelli più vicini con l’Ulivo e i comitati per l’Italia che vogliamo. Una vocazione maggioritaria del nuovo PD va reinventata, riconquistata con una partecipazione a cui delegare funzione e potere.

Promessa democratica

è dare battaglia per l’alfabeto di una giustizia sociale. Abbattere la povertà e offrire un lavoro nella dignità è già un programma fondamentale. I salari sono da aumentare, le vite precarie da cancellare. I contratti da rinnovare disboscando una giungla di false garanzie. Il fisco da riformare con l’immediata introduzione di contributi di solidarietà e l’estensione della tassazione degli extra profitti. Che si tratti di benzina o di latte chi ha di più, più deve dare. Serve una politica industriale che incentivi e aggreghi comparti innovativi, rispettosi dei diritti e dell’ambiente. La destra ha un’idea vecchia e sbagliata dell’Italia. Proponiamo che il nuovo PD organizzi una conferenza sul lavoro e l’industria della transizione green.

Promessa democratica

è essere intransigenti sui beni comuni e sull’etica pubblica contro ogni illegalità e corruzione. È voler bene ai comuni, alla bellezza e sicurezza di questo paese.
È dire una volta per tutte che affitti fuori misura e la speculazione non sono accettabili né per i giovani, né per chi tenti di tenere aperto un negozio, e ancora meno per le famiglie che contano gli euro della spesa.

Promessa democratica

è dire che vogliamo un partito. Nuovo, ma un partito, più autonomo da poteri, media e influencer. Quindi un partito con i suoi circoli, con iscritte e iscritti che siano riconosciuti nelle scelte politiche e nella selezione delle classi dirigenti. Un partito costituzionale e non istituzionale dove contano solo gli eletti. Un partito dove si smetta la prassi dei doppi e tripli incarichi.

Promessa democratica

vuol dire che ogni traguardo, ogni lotta, ogni circolo non debbano mai più fare a meno di cultura e formazione. Perché la sinistra e la politica imparino ad ascoltare anche domande di senso e di spiritualità.

Promessa democratica

è riconoscere lo spirito critico, favorire la mescolanza, il valore delle differenze, di ogni differenza, anche come antidoto alla malattia del trasformismo, di corazze correntizie e potentati. Andrà cambiato lo Statuto. Ne è prova il congresso attuale, lento nei tempi e che schiaccia in una competizione a due. Tutto questo spinge a un “arruolamento” e a una trattativa preventivi per avere la possibilità di entrare negli organismi dirigenti. Più che la spinta al libero pensiero e alla trasversalità, l’impulso è a opportunismi e adeguamenti. Siano le iscritte e gli iscritti ad eleggere il segretario-segretaria nazionale allargando per tempo a chi voglia aderire a quel percorso congressuale. L’Unità è preziosa, ma quella vera la si realizza nel rispetto di ciascuna e ciascuno, non per i suoi “titoli” o per carriere spesso incomprensibili.

Promessa democratica

significa che il PD riprende la tessitura di un nuovo centrosinistra politico, civico e ideale.

Promessa democratica

per avere una leadership di partito e non un partito del leader. Per anni la parola “leader” è stata abusata richiamando l’idea di comando, ma abbandonando altre virtù indispensabili per un partito che vive di reciprocità, solidarietà e prossimità. Per parte nostra proporremo che il segretario o la segretaria del Pd venga scelto dagli iscritti mantenendo le primarie aperte per la scelta del candidato premier.

Promessa democratica

per noi è un’ansia permanente di pace, dialogo tra le religioni. È un impegno totale per il primato dei diritti umani nel loro intreccio tra diritti sociali, civili e politici a prevalere sugli interessi selvaggi e sui privilegi.

Promessa democratica

è dignità. Dignità della persona, dignità di popoli, dignità dell’ambiente, dignità di chi non si rassegna e vede il mondo anche con gli occhi di Greta, dei volontari del terzo settore, delle donne in Iran e in Afghanistan, dei dissidenti contro i dittatori. O semplicemente con lo spirito di chi vuol far bene il proprio lavoro e sceglie di tenere la schiena diritta.

Promessa democratica

nella dignità di una vera cittadinanza per i disabili che hanno molto da insegnare anche a chi non vuole capire quanto la loro umanità, intelligenza e i loro bisogni siano un punto di forza per la sostenibilità e coesione del paese, per il lavoro e per un futuro migliore per tutti.

Promessa democratica

per contrastare la povertà educativa attraverso la diffusione omogenea dei nidi su tutto il territorio nazionale, il potenziamento del diritto allo studio, l’accesso gratuito alle mense scolastiche e la gratuità dei libri di testo per le famiglie in difficoltà, restituendo ai docenti la dignità che meritano adeguando gli stipendi alla media europea e con investimenti robusti nell’edilizia scolastica.

Promessa democratica

è tutto questo. È fare democrazia con la bussola della dignità. “Dignità” è la parola scandita dal Presidente Mattarella nel suo secondo insediamento. Dignità da vivere nel presente con la curiosità dei decenni che verranno. Dignità del lavoro. Dignità delle differenze. Dignità della scuola e della sanità pubblica. Dignità nella malattia, nel poter migrare e essere accolti. Dignità nelle carceri. Dignità nel fine vita. Dignità di donna, dignità di bambini. Dignità nell’orientamento sessuale e nella lotta del movimento Lgbtq+. Dignità nella giustizia. Dignità della cultura, di linguaggi, del rispetto dei corpi. Dignità nel bisogno di abbandonare una lettura della società e del ruolo di ciascuno nella sola chiave del successo, della visibilità. Dell’indicatore di una vita e di una felicità che non possono dipendere solo dai risultati raggiungi, perché la ricchezza di umanità delle persone si espande molto oltre un traguardo individuale. Farsene carico dà dignità a una leadership, a un partito, a una istituzione.